Io scrivo

Alcune delle storie che ho inventato sono diventate libri editi; spero che altre lo diventino in seguito.










E poi viene il giorno della copertina

  Dopo la provvisoria felicità delle prime bozze, che è provvisoria come tutte le felicità legate a una conquista grande o piccola, l'euforia si smorza. Perché sappiamo che è solo uno di tanti passi ancora da fare, un passo importante, certo, ma la strada torna a sembrare tanta. E via, ci rimbocchiamo le maniche. Tutto si suda, tutto si ottiene con fatica. 
  E poi arriva il momento della copertina. Con l'editore vagli varie ipotesi. Quel dipinto? No, quell'altro? Una foto? Finché... ecco, la copertina è lì, sotto i tuoi occhi.
  Farsi bastare le felicità provvisorie è importante ma insufficiente. La vera sfida è attraversare le noie quotidiane, quel tragitto che non possiamo evitare tra una piccola esplosione di luce e l'altra, con un sorriso simile a quello dipinto da Renoir. 

Rosalia Messina




  
 
11 commenti:
  1. Preciso che il bel dipinto di Renoir NON è la copertina del libro! L'ho inserito in questo post perché mi sembra che illustri bene l'idea di "felicità provvisoria" alla quale da un po' mi sono affezionata.

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  2. Non poteva esserlo, ma questo ovviamente non lo possono sapere tutti! A proposito delle felicità fugaci, penso, a' soru, che è una peculiarità tipica di questo stato d'animo. Nessun altro, credo, sia capce di inebriarci tanto e per così breve tempo. Nè l'amore, nè l'odio nè altro!

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. L'intensità è necessriamente breve. Non la reggeremmo a lungo, sorella cara.

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  3. Ciao a tutti.
    Io ho sempre pensato che la felicità, come l'infelicità, sono stati d'animo. E su questo vedo che siamo d'accordo.
    Per fatti simili qualcuno soffre, qualcun'altro no.
    L'elemento esterno, infatti, non determina il comportamento, ma stimola una reazione che, invece, è sempre molto personale.
    Essere felici può essere anche uno stato d'animo perenne, indipendente dagli accadimenti, e l'eventuale sofferenza solo fugace.
    E' meglio essere felici e sorridere che tristi e piangere.
    Tutto il resto è contorno.
    Pietro Agliano'

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    1. Davvero hai esperienza di uno stato di felicità perenne?
      Su una cosa sono d'accordo, Pietro: è meglio sorridere! :)

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    2. Carissima Lia. Si, La felicità può essere perenne, con i necessari blackout. Può essere frutto di una scelta consapevole, come nel mio caso. Tutti i sentimenti negativi che ci assillano costituiscono vere e proprie perdite del tempo unico di una vita unica. Non c'è replica del nostro tempo. Non c'è replica per quello che ci accade. Pur non essendo originale, sento di pensare che il presente è il passato in itinere. Il futuro non esiste nel breve termine. Siamo fiumi in piena e la felicità è la spinta per scorrere e non impantanarci. La vita va "surfata", pur con continue immersioni nelle sue zone più belle. Non riesco a collegare la vita con la staticità. Siamo in evoluzione continua, se felici. Non penso ad un traguardo, ma ad un percorso il più lungo possibile all'interno del quale tanti piccoli arrivi sono mete ispiratrici. Ieri ero, oggi sono, domani sarò

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    3. AFFLICTIS LONGAE, CELERES GAUDENTIBUS HORAE

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    4. come hai scritto tu stessa:
      "...Farsi bastare le felicità provvisorie è importante ma insufficiente. La vera sfida è attraversare le noie quotidiane, quel tragitto che non possiamo evitare tra una piccola esplosione di luce e l'altra, con un sorriso simile a quello dipinto da Renoir..."

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  4. Guarda, Pietro, sono d'accordo quasi su tutto. Forse la parola felicità di sembra esagerata per indicare uno stato perenne, ma anche io sono per il sorriso e non amo il malumore. E quanto alla staticità, chi più di me può dire di essere in continuo movimento, di amare il cambiamento, anche radicale?
    Bello scambiarsi pensieri a distanza (bicchiere mezzo pieno rispetto al mezzo vuoto rappresentato dal fatto che non ci si vede da tempo). Un abbraccio anche alla dolcissima Giusi e vi aspetto da queste parti!

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