Io scrivo

Alcune delle storie che ho inventato sono diventate libri editi; spero che altre lo diventino in seguito.










In soffitta, in cantina, in un baule o in fondo a un cassetto...

 


  Quando si svecchia si può scegliere tra varie opzioni, riguardo alle cose che riteniamo superate: conservarle, regalarle (sempre che possano essere ancora utili per qualcuno), buttarle nel cassonetto. Con il materiale virtuale è semplice, lo si archivia da qualche parte. Tutti i vecchi post, quelli anteriori al mese di luglio 2015 si trovano sempre qui, dov'erano, indicati come le mie vecchie rubriche. 
  E, come sempre, buone letture!

Rosalia Messina

Una collana rosa varata dalla casa editrice VandA, la illustra Chiara Giunta








Una novità per chi ama il genere rosa e per chi ha un romanzo rosa nel cassetto: una collana ad hoc della casa editrice VandA. Ne parliamo con Chiara Aurora Giunta, editor e scrittrice.

D: Chiara, la letteratura rosa, un genere tradizionale sempre molto seguito, incontra la tecnologia digitale. Cosa puoi dire di questa iniziativa editoriale di VandA?

R: Una casa editrice di donne non poteva non ospitare una collana 'rosa'. Nonostante questa scelta possa apparire non innovativa, in realtà lo è per più di una ragione. Innanzitutto perché quando le donne parlano di stesse lo fanno raccontando i propri sentimenti e fra questi il più importante è certamente l'amore, declinato in tutte le sue versioni. Mi riferisco alla passione, all'erotismo, alla complicità, ma anche all'amore materno e filiale. Poi, al giorno d'oggi, le storie 'rosa' sono soprattutto racconti di vita, con protagoniste nelle quali riconoscersi, con vicende che possono accadere ad ognuna di noi, a qualsiasi età. Non è più tempo di principesse, ma è intatto il desiderio di leggere una favola. Ciascuna di noi vuole nella propria vita quel pizzico di magia che dia la forza di superare le crisi della vita reale. Questa ricerca della magia nella normalità è la cifra della nostra sfida.


D: Gli autori che volessero cimentarsi nel genere rosa e inviare le loro opere alla casa editrice VandA quali regole devono tenere presenti? Hai qualche suggerimento da dare?

R: Cerchiamo autrici o anche autori disposti a raccogliere la sfida di cui parlavo e a cimentarsi in una nuova avventura. Navigando in rete colpisce che tante persone la usino per raccontare di se stesse: allora perché non farlo con un romanzo? Noi siamo pronte a leggere, suggerire e aiutare con i nostri consigli chi è ancora inesperto ma sente dentro di sé una storia che vuole vedere la luce. Se è vero che un romanzo è come un figlio, allora noi saremo le levatrici.


Bene, Chiara, allora auguri a VandA e alla nuova collana rosa!

Rosalia Messina

Presentazione de "Gli anni d'argento" alla Feltrinelli di Parma

 

Intervista a Claudio Volpe su Libreriamo

     
   Claudio Volpe è un giovane scrittore entusiasta di quello che fa, innamorato della scrittura e generoso nelle risposte. Abbiamo parlato della candidatura allo Strega nel 2012, della sua amicizia con Dacia Maraini, dei libri che ha scritto e di cosa significa per lui scrivere. Trovate l'intervista qui. 
   E buona lettura!
 
 Rosalia Messina
 
      



    



    
  



   

Intervista a Vladimir Di Prima su Libreriamo



  Vladimir Di Prima, un altro autore siciliano. Ma non lo faccio apposta e comunque intervisto autori di tutte le regioni. Magari i siciliani scrivono di più (scherzo, scherzo). 
   Vladimir ha scritto romanzi (Gli Ansiatici, Prova d'autore 2002, Facciamo silenzio, Azimut 2007, Le incompiute smorfie, Priamo edizioni 2014) e di recente Pensieri in faccia, Algra 2015, che non è un romanzo, ma, come l'autore stesso lo definisce, «una testimonianza fisica dei nostri tempi, una moderna cartolina di parole con le caratteristiche di un souvenir novecentesco».
  L'intervista si trova qui.
Rosalia Messina


Intervista a Nadia Terranova su Libreriamo



 Nadia Terranova, nata a Messina, vive a Roma e scrive narrativa. Con gli autori che sono nati sull'isola e vivono altrove parlo anche della sicilitudine, del vivere altrove e di come questo influenzi la scrittura. Nadia mi ha dato risposte interessanti. 
  Naturalmente abbiamo parlato del suo romanzo, Gli anni al contrario (Einaudi Stile libero), degli anni Settanta (epoca di ambientazione del romanzo) e di altro ancora, come potete leggere qui .
Rosalia Messina

Francesco Mari intervistato da Massimiliano Garavini per la trasmissione radiofonica "Musica e parole" (Radio Ravegnana)






  Francesco Mari parla del suo romanzo, La ragazza di Scampia (Fazi), con Massimiliano Garavini. L'intervista radiofonica può essere ascoltata qui.
  
Rosalia Messina

Intervista a Raul Montanari su Libreriamo

                                                                                                                                                  
  Ho intervistato Raul Montanari (con il quale avevo già scambiato due piacevoli chiacchiere qualche mese fa) dopo aver letto il suo ultimo romanzo, Il regno degli amici. Trovate l'intervista qui.


                                              Rosalia Messina

Giro in Sicilia: presentazione de "Gli anni d'argento" a Siracusa e Catania


   Sabato 9 maggio 2015, alle ore 18.00, presento, con Simona Lo Iacono e Dario Chillemi, chitarrista, Gli anni d'argento (Algra, 2015), presso la Casa del libro di Rosario Mascali, via Maestranza 20, Siracusa.

  Domenica 10 maggio 2015, alle ore 11.00, presso la libreria Voltapagina di Catania, in via F. Crispi 262, brindisi e letture di Maribella Piana.
  
   Vi aspetto!  

Rosalia Messina

Intervista del sabato su Libreriamo: Giuseppe Culicchia

  
 Giuseppe Culicchia, di origini sicule, vive a Torino. 
 L'ho intervistato e abbiamo parlato dei suoi libri, del suo lavoro di traduttore, delle sue letture, del ruolo dello scrittore nella società, di quello che prova un autore quando una sua opera diventa film. Trovate l'intervista qui. Buona lettura!

Rosalia Messina

Letture di Aprile: "Il regno degli amici" di Raul Montanari

  




  I miei appunti di lettura, come ogni primo venerdì del mese, su Letteratu: cliccate qui. E buona lettura!

Rosalia Messina

Intervista del sabato su Libreriamo: Gianluca Antoni

  Gianluca Antoni è uno scrittore traumatizzato. Gli è accaduto che il titolo del suo secondo romanzo, Il peso specifico dell'amore (Italic - Pequod, 2012), è anche il titolo di un romanzo (successivo al suo) di Federica Bosco, che lo ha pubblicato (dopo il suo) con Mondadori.


  Siccome però nessuno sa meglio di uno psicologo (questo Gianluca fa per vivere) che gli incidenti di percorso possono e devono essere trasformati in risorsa, Il peso specifico dell'amore - l'originale, come precisa l'interessato - sta vivendo una nuova stagione di notorietà, grazie all'ondata di solidarietà che sui tanto vituperati social network si è creata intorno a questo piccolo caso.
 Nell' intervista del sabato, pubblicata oggi su Libreriamo, di questo e d'altro ho chiacchierato con l'autore.
   Buona lettura!
Rosalia Messina

Intervista del sabato su Libreriamo: Alessia Gazzola


  Alessia Gazzola risponde ad alcune domande. 
  Abbiamo parlato, naturalmente, di Alice Allevi, giovane medico legale e protagonista, finora, dei romanzi dell'autrice messinese.
  Ma forse è arrivato il momento, per Alessia Gazzola, di sperimentare nuove tematiche. Del suo percorso e dei progetti per l'avvenire si è discusso nell'intervista.
  Buona lettura!


Rosalia Messina

Intervista del sabato su Libreriamo: Antonella Antinucci


Foto di Nina Kanchura
  Un successo dopo l'altro, Antonella Antinucci, la poetessa (lei però preferisce  che si dica la poeta) che ho intervistato questa settimana, si è conquistata uno spazio nel panorama letterario italiano. Basti citare la sua apprezzatissima silloge, Burqa di vetro, premio Scriveredonna 2013; una delle poesie di questa silloge, Un'alba (il mio corpo senza crosta) si è classificata prima al premio Efesto - Città di Catania 2014, sezione "Edo Gari"; un'altra, Le mie unghie dallo smalto color giardino, si è classificata terza nella stessa sezione.
  L'autrice ha anche conseguito il secondo posto in un'altra sezione dello stesso premio (la sezione "Mariella Lo Giudice")  con il testo teatrale D'Annunzio e il pesce rosso.
  La sua creatività si esprime in molte direzioni; diciamo, per usare una locuzione pigra e comprensibile, che è un'artista a trecentosessanta gradi. Potrete scoprire in quanti settori Antonella Antinucci si esprime - e conoscere qualcosa del suo modo di guardare il mondo - leggendo l' intervista. Buona lettura!
Rosalia Messina
 

Davide D'Urso conversa con Massimiliano Garavini su "Tra le macerie", il suo romanzo edito da Gaffi

  Intervista radiofonica di Davide D'Urso. Conversazione sul romanzo Tra le macerie condotta da Massimiliano Garavini per Radio Ravegnana (trasmissione Musica e parole).
  Massimiliano e Davide converseranno sullo stesso argomento alla Libreria Ubik di via Irnerio 27, a Bologna, mercoledì 15 aprile alle 18.00.

Intervista del sabato su Libreriamo: Claudio Ferro

  Il giallo, il poliziesco, il noir non sono generi letterari minori. La letteratura è letteratura e basta. Come dice qualche autore nelle interviste, le distizioni di genere letterario sono utili, forse, soltanto da un punto di vista commerciale. 
  Claudio Ferro e io abbiamo scambiato chiacchiere e idee sul suo ultimo romanzo, Come un killer al buio; per sapere cosa ha da dirci l'autore cliccate qui. E buona lettura!

Rosalia Messina

Appunti di lettura di marzo, su Letteratu: Marco Missiroli, Nadia Terranova e Giuseppe Culicchia

  Tre i libri di marzo. Ne ho letti altri, altri ancora solo iniziati. Però ho scelto di parlare solo di tre romanzi accomunati dall'essere romanzi di formazione. Cliccate qui e buona lettura!


Presentazione del romanzo di Davide D'Urso "Tra le macerie" (ed. Gaffi) a Bologna

  



 Mercoledì 15 aprile 2015, ore 18.00, presso la Libreria Ubik Irnerio, in via Irnerio 27 - Bologna, Davide D'Urso presenterà il romanzo "Tra le macerie". Massimiliano Garavini introdurrà il libro e intervisterà l'autore.

Intervista del sabato su Libreriamo: Elisabetta Pucci

  L'autrice toscana Elisabetta Pucci, che ho intervistato questa settimana, ha esordito nella narrativa con il romanzo Attraverso il cuore (David and Matthaus, 2014), che narra la vicenda di suo padre, deportato in Germania durante l'ultimo conflitto mondiale e tornato a casa dall'inferno con le tracce indelebili della sua odissea.
  Trovate l'intervista qui; buona lettura!

Rosalia Messina

Recensione de "Gli anni d'argento" su Liberidiscrivere

  Una recensione de Gli anni d'argento.



 

Intervista del sabato su Libreriamo: Marisa Giaroli

   Marisa Giaroli, emiliana, è autrice feconda di versi e romanzi. 
   Nell' intervista oggi pubblicata su Libreriamo abbiamo scambiato due chiacchiere sul suo ultimo lavoro, il romanzo Canoni e contrappunti (Corsiero, 2014).
   Buona lettura!
Rosalia Messina

Un po' tardivi, gli appunti delle letture di febbraio: Dorothy Baker

  Per gli appunti di lettura di febbraio sono in ritardo, ma il tempo a volte si restringe e a volte si dilata; più spesso a me accade la prima cosa. Ho scelto di commentare uno solo dei libri che ho letto, perché merita un posto a parte. Cassandra al matrimonio, di Dorothy Baker, è un libro sorprendente.
  Gli appunti, su Letteratu, sono qui.
  E buona lettura.

Rosalia Messina

Presentazione de "Gli anni d'argento" del 23 febbraio 2015: l'intensa relazione di Gabriella Vergari

   Le cose che Gabriella Vergari ha detto, presentando "Gli anni d'argento" alla libreria La Felitrinelli, sono molto belle e mi hanno regalato grandi emozioni. Vedere il proprio testo attraverso lo sguardo di un'altra persona è affascinante.
Se poi lo sguardo è quello di una lettrice sensibile, colta e attenta come Gabriella, si ha la sensazione che i personaggi, la trama, le scene siano illuminati da una luce tanto intensa da svelarne ogni dettaglio. Grazie, Gabriella.
Lia

«E andiamo a noi: anni d’argento o come provocatoriamente insinuerà uno dei personaggi, Settimo Grado, “anni di merda?” (e naturalmente absit iniuria verbis!) Forse perché –  cito ancora l’autrice – “con l’età tutto si confonde, si annacqua, scolora: le certezze presuntuose della gioventù, il coraggio di cambiare della prima maturità, la voglia di scoperta che si spegne come se una mano maligna, da qualche parte premesse un interruttore”.

Viene quasi da chiedersi che cosa sia mai saltato in mente a Solone, uno dei setti savi dell’antichità, quando nel fr. 20W. corregge Mimnermo (che auspicava di poter morire una volta abbandonato dall’aurea Afrodite con i suoi dolci doni) invitandolo ad aggiungere almeno altri vent’anni ai sessanta che il poeta si era augurato come termine ultimo.

Certo, nulla da eccepire, la saggezza, la conoscenza, la prospettiva ampliata dall’esperienza di un  lungo vissuto, tutto bene, tutto condivisibilissimo, sulla carta.

Il problema è farci i conti con questa tappa della vita che si può chiamare in molti modi più o meno edulcorati ma pretende, comunque la si voglia mettere, un tributo di riconoscimento e consapevolezza. Per cui, se è vero, come si legge perfino nelle calamitine da frigorifero, che “crescere” può toccare a tutti, ma fare della propria vecchiaia un’opera d’arte è di pochissimi, altrettanto vero ed anzi ineludibile è il momento in cui si rischia la vertigine, un senso di vuoto alla bocca dello stomaco nel volgersi indietro e capire che i passi impazienti di ventenne, di trentenne hanno ormai lasciato ampiamente il posto a quelli ben più cauti della cosiddetta maturità, e che la vecchiaia non è più mera occasione di scherzo tra amiche ma concreta prospettiva a rischio di “laidezza”. Ed è proprio allora che, con la sua determinata intraprendenza, Marisa Ilardo, l’enigmatica ed impenetrabile protagonista di questa ultima intensa proposta di Rosalia Messina, trova la sua particolarissima via che sa di esorcismo più che di progetto. Crea in buona sostanza un guscio di legno lucidato, ovvero un’esclusiva casa di riposo a metà tra la villa gattopardesca ed il buen retiro a quattro stelle, e lo riserva ad una  privilegiata clientela accuratamente selezionata, in grado di apprezzare adeguatamente (cito sempre l’autrice) la biblioteca, il parco curatissimo, la tappezzeria fiorata dei divani e, non ultima la palestra. Perché gli ospiti di questa residenza per anziani ancora vigili e in buona (meglio anzi se ottima) salute non hanno proprio bisogno di jogging -- attività dai marcati caratteri espiatori, come sostiene lo psicologo dello sport amico di Francesco (uno dei personaggi del romanzo) con la sua battuta: << Chissà cosa espiate, quando correte a vuoto per ore >> -- , dato che tempo e margine per i sensi di colpa o per il dolore delle occasioni sprecate o mai vissute o mal sfruttate ne possono trovare a  sufficienza anche senza lo sport.  Il vuoto incombe poi con la sua minaccia  ad ogni istante, se non lo si  scongiura  con soluzioni che sembrano in genere  ripieghi ma, nei casi più fortunati, si traducono anche a sorpresa  nelle risorse di un (ri)conquistato affrancamento dalla tirannia di sveglie inesorabilmente puntate alle 5,38 del mattino (vd. nel caso di Giuseppe) o dalla corte di parassiti e da un’ospitalità senza soluzione di continuità (vd. Settimo Grado).

Ci si può perfino emancipare dalle noiose incombenze della routine quotidiana, come accade a Clara Piccolo o ad Alfredo Mertoli, o a Isabella Maggio che in uno slancio di  “obbligata” generosità verso i “nipoti sciagurati” deve vendere la villa di famiglia e lasciarsi accogliere dalla residenza “Anni d’Argento” in un giorno ventoso di marzo, trovando, però così, senza troppi sussulti, una definitiva soluzione al problema del dove trascorrere la vecchiaia.

     Quanto al come, che resta ad ogni modo la vera questione e non solo per  i clienti della Ilardo,  l’indomita signora non ha dubbi: presa, pur alle soglie dei settant’anni,  dalla magia del colpo di spugna, che restituisce alla lavagna la verginità e consente di tracciarvi nuovi segni dai colori inediti, si inventerà nuove geometrie.

      O toh guarda, le geometrie! Eccolo  il punto, il terreno su cui l’autrice, un po’ Isabella Maggio a sua volta e  come lei  affascinata dall’intelletto ma insieme guidata da un’anima sognatrice in una con un sostanzioso senso pratico,  può divertirsi ad incrociare destini e vissuti, sì da pagare il suo personale tributo alle inevitabili  richieste di ogni proposta narrativa che pretende svolgimenti, nodi, snodi, soluzioni più o meno conchiuse. Ma dando la stura alla sua polifonia ideativa Lia Messina rende soprattutto la Residenza “Anni d’Argento” un riflesso di vita, palpitante di emozioni, sentimenti, e perché no ancora di sogni, fantasie, desideri e progetti, sempre delineati con delicatezza di tocco  e fine penetrazione nelle cinquanta e passa sfumature dell’animo umano, secondo il  terenziano  homo sum: humani nihil alienum a me puto.

     Per non guastare ai lettori il piacere della scoperta e l’esito degli sviluppi di questo che  più del romanzo mi è sembrato assumere i tratti della concatenazione di racconti incastonati all’interno di una cornice unificante, preferisco non anticipare altro ma mi sento di confermare che le geometrie costruite dall’autrice - demiurga di questo peculiare kosmos contempleranno alla fine nuovi equilibri e nuove scoperte, non solo per l’elite dei Residenti ma anche per i giovani che con loro interagiranno, prima tra tutti Noemi, la nipote che chiama “mamma” Marisa, e Francesco, il quarantenne altrovista che impiegherà circa tre anni per accettare  un impegno sentimentale più responsabile e vincolante, o gli altri figli e nipoti che restano sullo sfondo ma non appaiono troppo baciati  dal privilegio della propria giovinezza. Si affannano spesso infatti anche loro, tra zii e genitori che sfuggono al controllo, o vanno seguiti all’improvviso, mentre il lavoro urge e la vita non sempre offre il suo volto più benevolo. E d’altra parte, quale giovane può proclamarsi veramente al riparo da guai, rovesci di fortuna, incidenti o malattie? E come può divenire difficile saper cogliere il momento o riconoscere le persone, dato che le relazioni umane sono la cosa meno catalogabile che esista? E chi può difendersi, a qualunque età, dal mondo e dagli sguardi superficiali e curiosi degli altri? E cosa si difende, se non si è nemmeno sicuri della propria identità e se lo specchio non basta a definirci? Metafora del cambiamento e della trasformazione fisica ma anche dell’inganno della evidenza sulla sostanza, la ritualità dello specchiarsi è non a caso particolarmente insistita nell’universo di “ Anni d’argento”, e caratterizza soprattutto la direttrice della Residenza, una che viveva un po’ appartata, che aveva allevato la nipote rimasta orfana della madre, che aveva creato una casa di riposo per anziani agiati e non troppo malandati. Una che nessuno poteva dire di conoscere profondamente, ma che tutti in città, credevano di sapere chi fosse. Una che era riuscita ad essere originale senza oltrepassare la soglia della stravaganza, riservata ma non scorbutica… Così in fondo appariva ai propri stessi occhi, e non avrebbe saputo dire quanto somigliasse ai suoi sogni la donna anziana, elegante, soavemente autoritaria, che ogni mattina vedeva riflessa nei numerosi specchi disseminati lungo il tragitto della sua abitazione all’attigua casa di riposo… Quella piega disillusa delle labbra che ne tirava gli angoli verso il basso, le guance scavate al posto degli zigomi tonici, quando avevano conquistato stabilmente il viso che – le vecchie foto lo dimostravano – un tempo era stato il suo? La donna nello specchio non sapeva rispondere.

     Il suo è infatti prevalentemente non un essere ma un andare in scena e perché nulla scalfisca la cortina di cristallo di cui si è circondata alla morte di Piero -- l’uomo profondamente amato ma pure condiviso con la legittima consorte --, o turbi il suo sguardo sul mondo ben governato ed ordinato  della casa di riposo da lei creata, Maria Ilardo tratta i suoi ospiti con una sussiegosa gentilezza priva di autentico calore, quasi intendesse evitare contaminazioni fra il suo mondo privato e il suo lavoro, come ben sa Antonio Marletta, il portinaio della dimora. Insieme a Noemi ed alla fidata governante Domenica, egli l’unico a conoscere il passaggio segreto che mette in comunicazione la casa di riposo con quella della direttrice, le due parti di una stessa villa originaria, appoggiate una all’altra come due persone sedute schiena contro schiena, vicine e distanti al tempo stesso. Ma sa anche che la donna che gli ha cambiato praticamente la vita non può andare oltre i confini di una solida muraglia di riserbo, rigidamente controllata, ovvero di un modo d’essere e percepire il mondo che ha finito per condizionarla fortemente, tant’è che le opzioni lessicali con cui l’autrice descrive la sfera d’azione della sua protagonista rientrano  prevalentemente nella gamma del “gelo”, del “recinto”, della “separatezza”,  della “barriera”. E ovviamente delle “porte chiuse”, che certo possono naturalmente circoscrivere gli spazi di qualunque abitazione comunitaria, ma pure configurarsi  come  metafora sentimentale ed emotiva. E perfino come sinonimo della cinica freddezza con cui la direttrice mette invariabilmente alla porta o respinge gli ospiti proprio quando più avrebbero  bisogno di accoglienza, assistenza e cure.

   La sua scelta  – quasi una mannaia pronta a tranciare lo “scandalo” della malattia e della morte  --, priva di ripensamenti, rimorsi o deroghe anche dopo il suicidio di un’ospite, mi ha in qualche modo riportato alla memoria l’inesorabile condotta dell’ Esercito della Salute Pubblica  ne I Viaggiatori della sera, film del 1979, con O. Vanoni e Ugo Tognazzi, in  cui si delineano gli inquietanti scenari futuribili di un’altra comunità dorata con la  sconcertante soluzione finale della crociera  per anziani.

     Ma la scoperta a  cui Rosalia Messina chiamerà infine la sua protagonista sarà ben diversa da quella dei due interpreti sopra citati e il particolare pathei mathos che le riserva  ha la funzione di  sconvolgerle la vita non per destinarla alla morte ma per consentirle di infrangere l’icona algida e perfetta che si è costruita, così da potersi rimettere in gioco come donna, sia pure in un presente terremotato. Perciò, se come infine Marisa è costretta ad ammettere, gli anni l’hanno raggiunta e, dando ragione a Settimo Grado, nel suo caso sono tutt’altro che d’argento, è anche vero che adesso che nessun controllo le è possibile, lei può finalmente riposare. E chissà, forse anche godersi lo splendore della campagna e il bel sole che fa capolino, e i pochi ma profondi rapporti umani che appaiono stemperare le inquietudini del suo nuovo presente.

 E del resto, la vita inventa sempre nuovi modi di sorprenderci, ammonisce un altro personaggio, Lorenzo, e, come ci ricorda “quella dei libri” Isabella Maggio, (ancora lei), abituata a conoscere se stessa e la realtà attraverso la voce di poeti e scrittori, ogni cosa può avere più lati, alcuni più in ombra, altri meno evanescenti e tutto si può leggere in diversi modi. Le ruberemo perciò questa sua caleidoscopica prospettiva – che mi fa piacere pensare sia anche quella suggerita dall’autrice con questo suo lucido, pregnante e coraggioso lavoro di scavo su un tema tanto problematico e si sarebbe tentati di dire diversamente accattivante - per concludere insieme ad  Emily Dickinson:

         La speranza è un essere piumato che si posa sull’anima …

Grazie.»
Catania, 23 febbraio 2015
Gabriella Vergari
                                                                                                        




Intervista del sabato su Libreriamo: Lucia Vincenti

  
 





   Lucia Vincenti, palermitana, è studiosa di storia siciliana contemporanea  e autrice di narrativa. Il titolo del suo ultimo romanzo è Venti di Sicilia (Marlin, 2015).     
   Nell'intervista Lucia racconta la sua passione per la storia degli ebrei di Sicilia e per l'invenzione narrativa.
   Buona lettura!

Rosalia Messina

Personaggi in cerca di lettori: piccola galleria da "Gli anni d'argento" - parte prima

  Ormai non proviamo nemmeno più imbarazzo, noi che scriviamo nell'ombra, a confessare che siamo diventati blogger per promuovere i libri che le case editrici non sempre sanno o riescono a promuovere. Gli scrittori nell'ombra pubblicano con case editrici piccole, non vengono recensiti sui quotidiani importanti e sui magazine patinati, non sono ospiti di trasmissioni televisive di punta. Sono autori fai-da-te e alla fine si ingegnano per conquistare lettori con tutti i mezzi: i social network, i blog.
  Mi piace far conoscere anche libri scritti da altri, intervisto scrittori di fama e sopratutto autori in ombra, autori come me.
  Dal mio ultimo libro, Gli anni d'argento (Algra 2015), riporto una piccola galleria di personaggi. Si possono incontrare anche in una questa pagina Facebook. E, naturalmente, nelle pagine del libro.
 Ringrazio ancora una volta Alfio Grasso, il mio editore, perché accompagna i suoi autori nel dopo-pubblicazione, con competenza ed entusiasmo.



CLARA
Clara Piccolo si aggirava per casa come una bestiola che non riesce a ritrovare la tana.
  Vedova dall’età di cinquantanove anni, quando Mario – come ultimo di una serie di dispetti, amava ripetere – era stato fulminato da un aneurisma lì dove si trovava (al circolo a giocare a tressette, naturalmente, dove sempre più spesso si rifugiava da quando, dopo decenni di lavoro bancario, era andato in pensione), aveva concentrato su suo figlio Marcello le cure persecutorie che prima aveva diviso equamente fra i due uomini.
  Assurto al ruolo di unico destinatario delle ansiose attenzioni di Clara, Marcello aveva finito per affrancarsene grazie a un matrimonio tardivo, che lo aveva consegnato alla vischiosa tenerezza di Marina, una donna scialba, invelenita da una lunga ricerca della stabilità affettiva, convinta di avere ricevuto dalla vita meno di quanto meritasse.
  Clara, dopo l’iniziale spaesamento, si era gradualmente rassegnata a non esercitare più alcun controllo su quel figlio ormai quarantenne. Libera dai legami affettivi nei quali aveva riposto tante aspettative e che le avevano lasciato un retrogusto di incompiutezza e insoddisfazione, scoprì, una volta costruite nuove abitudini, che non doversi più prendere cura di qualcuno era un sollievo.

ISABELLA
Alla terza età Isabella Maggio era giunta preparata.
  Aveva cominciato ad attrezzarsi poco dopo i cinquant’anni, provando a immaginare il tempo della pensione, ancora lontana. Insegnante di lettere nel migliore dei licei classici della città, era rimasta sola a quarantasei anni, quando suo marito, il bell’Edoardo, brillante chirurgo plastico, aveva messo fine a un matrimonio che durava da tre lustri. Era stata un’unione serena – le sembrava di poter dire – nonostante non fossero nati figli, che lui a un certo punto aveva sentito la necessità di andare a procreare con una trentenne placida e belloccia. Aveva appreso dalla voce incerta di suo marito – non senza avere già intuito la presenza di un’altra donna – che una paziente, tale Lavinia, era diventata per lui indispensabile praticamente da subito. Cioè da quando era entrata nel suo studio la prima volta, desiderosa di fare imprimere dal bisturi fatato di lui al proprio naso aquilino l’irrinunciabile spinta verso l’alto, foriera di felicità.
  Dopo la separazione, Isabella aveva evitato di imbarcarsi in nuovi legami sentimentali. Si era concessa qualche fugace relazione, ma nessun uomo era riuscito a coinvolgerla profondamente. Ancora vitale, con molti e variegati interessi, si era trovata a suo agio nel decennio fra i cinquanta e i sessanta, che la maggior parte delle sue amiche sembrava vivere in ansiosa contemplazione dei cedimenti del corpo. Lei – che era stata una ragazza graziosa, e poi una donna di un certo fascino – non temeva la vecchiaia. Pensava che la fase delle energie scemate e della memoria claudicante dovesse essere affrontata con un’accurata progettazione del che fare.

GIUSEPPE
Dopo l’occhiata rituale alla sveglia che da quando era in pensione non puntava più (segnava le cinque e trentotto), Giuseppe Conti si ricordò che era il suo compleanno. Sessantatré anni.
  Lasciò il letto con il solito scatto deciso. Guardandosi nello specchio del bagno, pensò che ogni tanto qualche coetaneo gli aveva detto di non riconoscersi, soprattutto al mattino. Gli era sembrato indelicato chiedere perché. Forse – pensava – ci si aspetta di rivedere lo studente diciottenne, o il baldanzoso trentenne che siamo stati. Come se il sonno potesse operare miracoli. Per Giuseppe era già abbastanza miracoloso che il sonno gli regalasse cinque ore e mezza di vacanza dai pensieri. Anche se Teresa diceva che secondo lei nemmeno dormendo suo marito lasciava riposare la mente. Lui si aspettava che lo specchio gli rimandasse esattamente quello che sapeva di essere: un anziano ben tenuto, fisico ancora prestante, viso stanco, borse scure sotto gli occhi e rughe, tante, mentre i capelli, sulla sommità del capo, si erano fatti pochi.
  Si preparò il caffè, guardando fuori dalla finestra. Adorava quell’ora mattutina di luce incerta e presagi di quello che sta per essere. Come una pagina bianca, piena di possibilità. Maggio avrebbe riempito la strada di luce, di lì a poco.
  Che fretta c’è? – si chiese.
  Aveva voglia di restare lì, seduto davanti alla tazzina fumante, a osservare come cambiava il cielo, quel pezzetto che riusciva a vederne dalla sua cucina. Sapeva già quali imposte si sarebbero aperte prima delle altre, quali voci avrebbero spezzato il silenzio del giovane mattino.

LORENZO
Le donne, in fondo, erano per Lorenzo delle amabili sconosciute. Le capiva poco, le trovava indecifrabili, imprevedibili. Con Anna le cose erano state abbastanza semplici perché semplice era lei, o almeno, le sue complicazioni – ammesso che ve ne fossero – non avevano interferito con la loro comunicazione. Le qualità che avevano fatto di lui un apprezzato poliziotto sembravano abbandonarlo quando si trattava di entrare in contatto con l’universo femminile. Nella fase autunnale dell’esistenza in cui si trovava, era stato colto di sorpresa dai batticuori che gli procuravano i fuggevoli incontri con una nuova vicina di casa, Natalia Di Rosa; una donna giovane, sui trentacinque anni, dall’aria remota, assorta, con la quale aveva appena scambiato qualche parola e che però gli occupava prepotentemente i pensieri. Parlandone a se stesso, Lorenzo definiva le sue emozioni come avere preso una sbandata, anche se ogni tanto si ripeteva che lui era un uomo libero e sbandata si dice in genere per le relazioni che intreccia chi già vive un legame amoroso. Ecco, anche solo a pensarci, queste idee di legami e relazioni lo facevano sentire un po’ ridicolo, figurarsi parlarne con qualcuno, fosse pure Alfredo, o Giuseppe. Però tornava sempre a lei con la mente, anche adesso, mentre passeggiava con l’amico e ogni tanto fra loro rimbalzavano parole.
Rosalia Messina, Gli anni d'argento (Algra 2015)
 

8 marzo 2015, intervista su Musica&Parole /Radio Ravegnana)

   L'appuntamento primaverile con Massimiliano Garavini e la sua bella trasmissione culturale anche quest'anno è stato rispettato. 
   Abbiamo chiacchierato di terza età e de Gli anni d'argento.
    E questa volta vi dico: buon ascolto!

Rosalia Messina

Valerio Varesi, il commissario Soneri e le responsabilità dello scrittore. Oggi, su Libreriamo

  Alle parole pigre (quelle che con facilità illustrano un'idea, per l'uso mediatico che se ne fa) si dovrebbe far ricorso con grande parsimonia. Faccio questa premessa perché l'autore che ho intervistato questa settimana mi ha fatto subito venire in mente la parola antidivo. Per la misura e la serietà  con la quale ha affrontato le mie domande. Per non essersela tirata neppure un po' e avere risposto senza dare per scontato che l'unico tempo prezioso, nella galassia, fosse il suo.

  
  Valerio Varesi non è solo lo scrittore che ha inventato il commissario Soneri, un personaggio notissimo per la serie televisiva ispirata ai romanzi di cui è protagonista, Nebbie e delitti; ha scritto anche romanzi che, attraverso le vicende di personaggi emblematici, indagano momenti cruciali della storia del Paese. Abbiamo parlato della verità e della finzione nella cronaca giornalistica e nella narrativa, del ruolo dello scrittore nella società, delle trasposizioni sullo schermo di opere di narrativa e di come il romanzo giallo può essere "impegnato" e "sociale". L'intervista è qui. Buona lettura!

Rosalia Messina
 


Piergiorgio Pulixi, il noir e altro, nell'intervista del sabato su Libreriamo

   Non tutti gli autori sanno raccontarsi. Qualcuno obietterà che gli scrittori non fanno altro che questo, qualunque sia il soggetto della storia che narrano. Io credo che andare a caccia dell'autore nelle pagine da lui scritte possa a volte dare frutti. Può infatti accadere che il lettore colga contenuti di cui lo scrittore non aveva piena consapevolezza, mentre imbastiva la sua trama e definiva i personaggi. Ma nella maggior parte dei casi non  troviamo il ritratto dell'autore, nelle sue pagine. E, a dirla tutta, dovremmo disinteressarci dell'autore. Il mio sogno di persona che inventa storie e le manda in giro per il mondo sarebbe di essere conosciuta solo per quello che scrivo, come la Ferrante.
   Comunque, per tornare all'origine di questa digressione (non tutti gli autori sanno raccontarsi, come dicevo), Piergiorgio  Pulixi invece si racconta benissimo, dando grande soddisfazione a chi lo intervista. Ha risposto alle mie domande con molta serietà, cioè prendendole sul serio, con una voglia autentica di dire qualcosa di vero. Abbiamo parlato della sua formazione, di quanto per lui siano stati importanti gli insegnamenti di Massimo Carlotto, del suo interesse per il lato oscuro della psiche.
   L'intervista è pubblicata oggi su Libreriamo, potete leggerla qui.
   Buona lettura!

Rosalia Messina

Il marketing ha le sue esigenze

  Si scrive per essere letti. Almeno, io certamente scrivo per essere letta, altrimenti terrei un diario o, comunque, non cercherei di pubblicare quello che scrivo (chi scrive è un vanitoso, dice un mio amico; Romano De Marco, che cito sempre e che a sua volta cita Manganelli, dice che si scrive per esser amati, e forsecaggiungerei che, in fondo, sono i due volti di uno stesso fenomeno). Per essere letti occorre comunicare in tutti i modi con i potenziali lettori. Si presenta il libro nelle librerie e nei circoli culturali, lo si manda a giornalisti e blogger per le recensioni, insomma, si utilizzano tutti i canali possibili per far sì che se ne parli, per iniettare la curiosità di leggerlo in chi non lo conosce. Quando iniziai a scrivere non lo sapevo, pensavo che dopo aver ultimato un libro e avere superato la tentazione di mollare tutto che, nella faticosa ricerca di un editore, spesso si insinua nei pensieri dell'esordiente, e una volta conquistato il mitico codice ISBN e l'oggetto di carta del desiderio, il mio compito fosse finito. Ho scoperto che non è così e ci ho messo un bel po' di tempo a farmene una ragione. Poi ci ho preso anche gusto, come accade quando le cose che non ci vengono naturali entrano a far parte del necessario: se non vogliamo vivere in uno stato di perenne insoddisfazione e frustrazione facciamo appello alle nostre migliori risorse, come il gusto della sfida e il piacere del superamento dei nostri limiti, e ci inventiamo  - inventiamo noi stessi, anche nel senso etimologico di scoprire, trovare (dentro di noi) - capacità che non credevamo di avere. Mi è già successo con l'informatica. Vi approdai per necessità lavorativa e ho scoperto lentamente che mi piaceva.
 Tutto questo per indicare agli amici sparsi per l'Italia alcune librerie in cui Gli anni d'argento si può trovare da metà della prossima settimana: 

 
TRAPANI
Libreria del Corso - corso Vittorio Emanuele, 61

PALERMO
Libreria Modusvivendi - via Quintino Sella, 79

NAPOLI
Libreria Ubik - via Benedetto Croce, 28

ROMA
Tema Libri (Ubik) - via Conca d'Oro, 337

BOLOGNA
Libreria Ubik Irnerio, via Irnerio, 27

FIRENZE
Libreria degli Alfani, via degli Alfani 84/86r
  
A Catania il libro si trova già da ora presso le librerie La Feltrinelli, in via Etnea, 285, Voltapagina, in via Francesco Crispi, 262, Catania Libri, viale Regina Margherita, 2.
  Per Firenze e Milano spero di avere notizie a breve. 
  E poi ci sono le piattaforme come IBS; e, last but not least, il sito dell'editore Algra.
  E, come sempre, buone letture!
Rosalia Messina

Intervista su Libreriamo, stavolta l'autore che risponde sono io


   Stavolta l'intervistata sono io. Mi è stato chiesto di parlare del mio ultimo libro, Gli anni d'argento (Algra editore), fresco di stampa. Non solo durante la presentazione presso la libreria Feltrinelli di Catania, cui la foto si riferisce, ma anche in una chiacchierata per il magazine Libreriamo. Domande  interessanti, spero anche le risposte. Le trovate qui.

Rosalia Messina

Ritratto d'autore: interessante iniziativa di Letteratu

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