Io scrivo

Alcune delle storie che ho inventato sono diventate libri editi; spero che altre lo diventino in seguito.










La malinconia delle cose che finiscono

   Vi ricordate la malinconia delle vacanze di Natale che finivano, ai tempi della scuola? Io ci ripenso oggi, 5 gennaio 2014, penultimo giorno delle feste per antonomasia, quelle che si snodano, con intervalli di lavoro poco convinto, dalla Vigilia all'Epifania.
   E allora mi tornano in mente i versi dei poeti che hanno cantato la malinconia della fine. La malinconia dell'estate insidiata dall'autunno incipiente; di un ciclo dell'esistenza che si chiude, e poco conta che la fine fosse desiderata; del nostro passaggio sulla terra, insignificante pulviscolo nel fluire del tempo. Perché il poeta ha il dono di dare voce a ciò che tutti avvertono senza saperlo dire, il poeta, come dice Emily Dickinson, è 
". . . colui che distilla 
un senso sorprendente da ordinari 
significati, essenze così immense
da specie familiari
. .
."





Le cose
Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
 giorni, le carte da giuoco e gli scacchi,
un libro e tra le pagine appassita                     

la viola, monumento d'una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un'aurora. Quante cose,
 atlanti, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo, stranamente segrete!
Dureranno piú in là del nostro oblio;
non sapran mai che ce ne siamo andati.
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                                     Jorge Luis Borges 
 

Questa polvere quieta fu signori e fu dame,
e giovani e fanciulle,
fu riso, arte e sospiro                                          
e bei vestiti e riccioli.
                                 
                                   Emily Dickinson 













da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-a


Sull'erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c'è chi deve starsene disteso
con la spiga fra i denti,
perso a fissare le nuvole
(strofa finale della poesia
"La fine e l'inizio" di Wislawa Szymborska)

1 commento:
  1. Già, la malinconia delle cose che finiscono. Come dice Borges, gli oggetti sono dei servitori muti, inconsapevoli presenze nelle nostre vite, testimoni di drammi e gioie, spesso destinati a sopravviverci senza sapere del nostro destino. Mi sono ritrovata spesso in quest'ultimo anno a pensare alla presenza degli oggetti nella nostra vita, complici un trasloco personale, uno "sgombero" post mortem, ... e ora persino i Saldi! Ci blandiscono, seducono, accompagnano il nostro menage domestico, ma appunto, mai gli oggetti possono comprenderci, seguirci. Un pensiero deterrente contro il consumismo, se non altro. Alessia

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